The Post: recensione, curiosità e colonna sonora del film di Steven Spielberg

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UniversoCinema.it ha visto The Post, il biopic diretto da Steven Spielberg sugli eventi che portarono alla luce la sconvolgente verità sulla Guerra del Vietnam e condussero al famigerato scandalo Watergate.

Cast e personaggi

Meryl Streep: Kay Graham
Tom Hanks: Ben Bradlee
Sarah Paulson: Tony Bradlee
Bob Odenkirk: Ben Bagdikian
Tracy Letts: Fritz Beebe
Bradley Whitford: Arthur Parsons
Bruce Greenwood: Robert McNamara
Zach Woods: Daniel Ellsberg
Alison Brie: Lally Weymouth
Carrie Coon: Meg Greenfield
Jesse Plemons: Roger Clark
David Cross: Howard Simons
Zach Woods: Anthony Essaye
Pat Healy: Phil L. Geyelin
John Rue: Gene Patterson
Rick Holmes: Murray Marder
Philip Casnoff: Chalmer Roberts
Stark Sands: Donald E. Graham
Jessie Mueller: Judith Martin

 

La trama

 

1971: Katharine Graham (Streep) è la prima donna alla guida del The Washington Post in una società dove il potere è di norma maschile, Ben Bradlee (Hanks) è lo scostante e testardo direttore del suo giornale. Nonostante Kaye e Ben siano molto diversi, l’indagine che intraprendono e il loro coraggio provocheranno la prima grande scossa nella storia dell’informazione con una fuga di notizie senza precedenti, svelando al mondo intero la massiccia copertura di segreti governativi riguardanti la Guerra in Vietnam durata per decenni. La lotta contro le istituzioni per garantire la libertà di informazione e di stampa è il cuore del film, dove la scelta morale, l’etica professionale e il rischio di perdere tutto si alternano in un potente thriller politico I due metteranno a rischio la loro carriera e la loro stessa libertà nell’intento di portare pubblicamente alla luce ciò che quattro Presidenti hanno nascosto e insabbiato per anni.

 

La nostra recensione

 

Steven Spielberg torna al thriller dopo Il ponte delle spie, ma stavolta il contesto non è spionistico ma bensì politico, con una narrazione magistralmente scandita da una regia asciutta e totalmente devota agli eventi che hanno portato allo scandalo Watergate.

The Post è un film costruito a misura di Oscar e forse le due uniche nomination ricevute, miglior film e miglior attrice protagonista a Meryl Streep, seppur all’interno di due delle categorie di maggior prestigio, non sembrano rendere giustizia ad un film che offre molteplici spunti di riflessione dissertando senza supponenza di guerra, storia, poteri forti, libertà di espressione e anche di donne che si muovono in un mondo dominato da uomini.

The Post è un film che non si perde in elucubrazioni o nel bisogno di diventare “didattico” nel suo esporre fatti storici, il film di Spielberg è coinciso, preciso e lineare come un buon pezzo giornalistico. Nel film le informazioni sui famigerati “Pentagon Papers” , i documenti top-secret sulla guerra del Vietnam trapelati dalla Casa bianca grazie ad un coraggioso informatore, permettono anche a chi non è avvezzo a questa parte di storia americana di non perdersi in un dedalo di dettagli; in questo l’idea di cinema di Spielberg, che mette in primo piano lo spettatore e non la critica, si percepisce forte ed è forse per la scelta di una regia scevra da virtuosismi che la candidatura agli Oscar per la Miglior regia non è arrivata, secondo noi una grave mancanza da parte dell’Academy di fronte alla qualità, anche squisitamente tecnica, del film di Spielberg.

 

Operazioni segrete, obbligazioni garantite, elezioni truccate, è tutto qui…sapevano che non potevamo vincere e hanno mandato dei ragazzi a morire – Daniel Ellsber

 

The Post nonostante la sua connotazione di thriller politico non si può considerare un thriller a tutto tondo poiché ibridato con stilemi tipici del biopic storico. E’ inoltre piuttosto evidente l’urgenza di Spielberg di creare un parallelismo con l’odierno conflitto tra la stampa americana e il presidente Donald Trump, come peraltro è ben percettibile l’ammicamento del regista al classico Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula un pezzo inestimabile del cinema americano degli anni ’70. The Post per certi versi ci ha ricordato anche il film State of Play di Kevin Macdonald con protagonista Russell Crowe, anche se The Post presenta una narrazione e tematiche di più ampio respiro rispetto al film di Macdonald più puntato ad atmosfere thriller.

Concludiamo con il comparto attori, anche in questo caso Spielberg punta alla qualità e non alla quantità, non assembla un cast stellare, ma costruisce il film e un solido cast di supporto attorno ai due protagonisti Meryl Streep e Tom Hanks, inappuntabili nelle loro interpretazioni entrambe da Oscar. La Streep svetta ed è magistrale nel caratterizzare una donna mite, colpita da un tragico lutto che piena di incertezze raccoglie il coraggio e si ribella ad un contorno di uomini che, mossi dal più becero maschilismo, non fanno altro che farla sentire inadeguata. Hanks caratterizza un giornalista tanto ruvido quanto carismatico che è in cerca di riscatto da una carriera per troppo tempo “addomesticata” in favore dei poteri forti. I due si scontrano, si spalleggiano e alla fine si scoprono sorprendentemente simili nell’unirsi a tutti coloro che negli anni sono metaforicamente “scesi in piazza” e hanno combattuto per quel Primo Emendamento così cruciale nella difesa dei principi fondamentali della Costituzione americana.

Uscita italiana: Giovedì 1° Febbraio 2018

 

Primo Emendamento / Estratto dalla sentenza del giudice Hugo Black

 

IL PRIMO EMENDAMENTO ALLA COSTITUZIONE:

Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.

 

LA SUPREMA CORTE: IL NEW YORK TIMES CONTRO GLI STATI UNITI 403 U.S. 713 / ESTRATTO DALLA SENTENZA DEL GIUDICE HUGO BLACK:

Nel primo emendamento i Padri Fondatori hanno garantito alla libertà di stampa la
protezione che deve avere per svolgere il suo ruolo essenziale nella nostra democrazia. La stampa doveva essere al servizio dei governati, non dei governatori. Il potere del Governo di censurare la stampa venne abolito affinché la stampa potesse essere sempre libera di censurare il Governo. La stampa era protetta in modo che potesse scoprire i segreti del Governo e informare la gente. Solo una stampa libera e senza costrizioni può effettivamente rivelare gli inganni del Governo. E fondamentale tra le responsabilità di una stampa libera è il dovere di impedire a qualsiasi parte del Governo di ingannare il popolo e mandarlo in terre lontane a morire di febbri straniere e di proiettili stranieri. Dal mio punto di vista, lungi dal meritare la condanna per la loro coraggiosa inchiesta, il New York Times, il Washington Post e gli altri giornali dovrebbero essere lodati per aver servito lo scopo che i Padri Fondatori indicarono così chiaramente. Nel rivelare le manovre del Governo che hanno portato alla guerra in Vietnam, i giornali nobilmente hanno fatto esattamente quello che i Fondatori speravano e confidavano facessero.

 

Curiosità

 

  • Il film ha ricevuto due candidature al Premio Oscar: Miglior film e Miglior attrice a Meryl Streep.
  • Nelle scene che coinvolgono i Pentagon Papers (“Documenti del Pentagono”), i documenti originali di Daniel Ellsberg sono stati usati come oggetti di scena, incluse le pagine che erano sparse sul pavimento della casa di Benjamin C. Bradlee (Tom Hanks).
  • In tutte le scene che ritraggono il presidente Nixon al telefono nello Studio Ovale, la vera voce di Nixon viene ascoltata dai nastri della Casa Bianca.
  • The Post è dedicato a Nora Ephron, un tempo sposata con Carl Bernstein che con Bob Woodward ha scoperto lo scandalo Watergate nel 1972 come reporter del Washington Post.
  • Non avendo mai collaborato in precedenza con il regista Steven Spielberg, Meryl Streep è rimasta sbalordita nel sapere che Spielberg non prova mai con i suoi attori. Il coprotagonista Tom Hanks era ben consapevole di questa idiosincrasia, ma decise, con gioiosa attesa di una reazione da “diva”, di non dirlo alla Streep. Nonostante il suo shock iniziale, Meryl e Steven si sono comportati molto bene durante le riprese, con Spielberg così impressionato dalla sua trasformazione nel personaggio che ha avuto difficoltà a trattenersi dal complimentarsi costantemente con lei sul set per ogni scena girata.
  • Anche se questo è inspiegabile nel film, quando Daniel Ellsberg e Anthony Russo avevano bisogno di fotocopiare i documenti rubati, il luogo in cui hanno deciso di farlo era un’agenzia pubblicitaria fondata dall’allora fidanzata di Russo, Lynda Harris Sinay. Per aver consentito alle fotocopie di essere realizzate nella sua attività, la Sinay fu perseguita dai pubblici ministeri, ma fu designata come co-conspiratore non punibile e non fu mai effettivamente perseguita. In seguito sposò l’uomo d’affari Stewart Resnick e insieme costruirono un impero commerciale altamente redditizio.
  • All’inizio di questo film, una giornalista del Washington Post, Judith Martin (interpretata da Jessie Mueller), è bandita dalla Casa Bianca e non può coprire il matrimonio di Tricia Nixon perché Nixon era irritato dal fatto che la Martin si era imbucata al matrimonio precedente dell’altra figlia, Julie. Benché ciò non sia menzionato nel film, in seguito la Martin è diventata più nota a livello nazionale come la colonnista esperta di etichetta “Miss Manners”.
  • Tom Hanks ha una connessione con entrambi con i veri Ben Bradlee e Kay Graham. Hanks ha conosciuto Ben Bradlee (che Hanks interpreta nel film) e ha incontrato Kay Graham (che Meryl Streep interpreta nel film) il giorno prima della sua morte.
  • Per coincidenza Benjamin C. Bradlee e la moglie Sally Quinn sono stati per molti anni i vicini di casa a Long Island di Steven Spielberg e si frequentavano.
  • Spielberg ha proiettato il suo film per i figli di Katharine Graham, Lally Weymouth e Donald Graham, e per la vedova di Bradlee, Sally Quinn, e con suo grande sollievo hanno tutti approvato il film.
  • Con questo film, la sua quinta collaborazione con Steven Spielberg, Tom Hanks ha superato Harrison Ford come l’attore che Spielberg ha diretto in più occasioni. Anche Ford è stato diretto da Spielberg cinque volte, ma la sua scena nei panni di un preside in E.T. – L’extra-terrestre (1982) è stata tagliata dal montaggio finale.
  • Il Premio Pulitzer per il giornalismo nel 1971 fu assegnato solo al New York Times per la pubblicazione dei Pentagon Papers (“Documenti del Pentagono”).
  • Questo è il secondo film uscito nel 2017 su un caso storico che coinvolge informatori di alto profilo. The Post di Steven Spielberg è basato su Daniel Ellsberg e la pubblicazione dei “Pentagon Papers”, mentre Mark Felt: The Man Who Brought Down the White House aka The Silent Man di Peter Landesman è basato su “Mark Felt” e lo scandalo Watergate. Entrambi i film includono per coincidenza l’attore canadese Bruce Greenwood.
  • Questa è la quinta collaborazione cinematografica dell’attore Tom Hanks e del regista Steven Spielberg. I film precedenti erano [in ordine cronologico]: Salvate il soldato Ryan (1998), Prova a prendermi (2002), The Terminal (2004) e Il ponte delle spie (2015).
  • Quando Daniel Ellsberg e i suoi compagni si intrufolano in un ufficio per usare una fotocopiatrice (per copiare i Pentagon Papers), un poster del film Butch Cassidy del 1969 è visibile su un muro. Quel film ha condiviso un attore protagonista (Robert Redford) e uno sceneggiatore (William Goldman) con il più famoso adattamento cinematografico sugli scandali di corruzione dell’era Nixon, Tutti gli uomini del presidente (a cui “The Post” fa molti riferimenti cinematografici). William Goldman ha vinto un Oscar per la sceneggiatura di Tutti gli uomini del presidente.
  • Ben Bradlee è stato precedentemente interpretato in Tutti gli uomini del presidente (1976) da Jason Robards, che interpretava il ruolo del capo di Tom Hanks in Philadelphia (1993).
  • Bruce Greenwood ha interpretato John F. Kennedy nel film Thirteen Days (2000). In questo film interpreta il segretario alla difesa di Kennedy, Robert McNamara.
  • Katharine Graham, l’editore del Washington Post interpretata da Meryl Streep, a volte veniva soprannominata “The Iron Lady” dai suoi colleghi. Meryl Streep ha interpretato una diversa “Iron Lady”, Margaret Thatcher, nel film del 2011 The Iron Lady.

 

La reazione del New York Times

 

Una delle critiche mosse al film di Spielberg e l’aver minimizzato il ruolo che i giornalisti del New York Times hanno avuto nella fuga di informazioni dei “Pentagon Papers” esasperando di contro il coinvolgimento del Washington Post. Il New York Times non solo aveva pubblicato i “Pentagon Papers” prima del Washington Post, ma aveva anche preparato il terreno per la grande battaglia legale tra la stampa e il governo degli Stati Uniti che ha portato al Times un Premio Pulitzer nel 1972 per il miglior giornalismo di pubblico servizio. La giuria di giornalisti del Pulitzer 1972 hanno sottolineato nella loro raccomandazione non solo l’importanza della fuga di notizie fornita da Daniel Ellsberg sui “Pentagon Papers”, ma anche quella dei giornalisti del Times Neil Sheehan, Hedrick Smith, Fox Butterfield ed EW Kenworthy, e ha dichiarato che il loro sforzo era “una combinazione di reporting investigativo, analisi, ricerca e scrittura, il tutto aggiunto ad un pubblico servizio distintamente meritevole, non solo per i lettori del Times ma anche per un’intera nazione”. E’ stato fatto notare dal giornalista James C. Goodale che il Times pubblicò i documenti dopo che Ellsberg li aveva fatti trapelare a Sheehan e che il film “crea una falsa impressione che il Post fosse un attore importante in questa pubblicazione: è come se Hollywood avesse fatto un film sul ruolo trionfante del Times nel Watergate”. Goodale ha inoltre affermato:” Sebbene un produttore abbia una licenza artistica, penso che dovrebbe essere limitato in una situazione come questa, in modo che il pubblico ne esca con una comprensione di quali sono i veri fatti di questo caso. Inoltre penso che se stai facendo un film in questo momento, quando il presidente Donald Trump sta attaccando la stampa sulle “Fake News”, devi essere credibile e non devi essere in alcun modo finto”.

 

La colonna sonora

 

  • Le musiche originali di The Post sono di John Williams, il compositore Premio Oscar  è un collaboratore di lunga data del regista Steven Spielberg, le più recenti collaborazioni tra i due includono colonne sonore per War Horse (2011), Lincoln (2012) e Il GGG – Il grande gigante gentile (2016).

Quando Steven mi ha contattato per la prima volta per The Post abbiamo parlato di Kay Graham e Ben Bradlee e di quali opportunità poteva rappresentare il film per me. Quando ci ho pensato, mi sono reso conto di non essere mai stato in una redazione, hai presente, con il clangore di un migliaio di macchine da scrivere in quei giorni…Ora nessuno le sta usando, è tutto silenzioso. Ma deve essere stato un ambiente abbastanza rumoroso, con tutti che corrono avanti e indietro. Così ho pensato, “Beh, come farai a far entrare della musica in una redazione?” – John Williams sulla composizione della colonna sonora

 

TRACK LISTINGS:

1. The Papers
2. The Presses Roll
3. Nixon’s Order
4. The Oak Room, 1971
5. Setting the Type
6. Mother and Daughter
7. Scanning the Papers
8. Two Martini Lunch
9. Deciding to Publish
10. The Court’s Decision and End Credits

 

 

 

 


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