Stasera in TV: “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti su Rai 4

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Stasera in tv su Rai 4: Lo chiamavano Jeeg Robot, film del 2016 diretto da Gabriele Mainetti e interpretato da Claudio Santamaria, Ilenia Pastorelli, Luca Marinelli, Stefano Ambrogi e Maurizio Tesei.

Cast e personaggi

Claudio Santamaria: Enzo Ceccotti / Jeeg Robot
Ilenia Pastorelli: Alessia
Luca Marinelli: Fabio Cannizzaro / Zingaro
Stefano Ambrogi: Sergio
Maurizio Tesei: Riccardo “Biondo”
Francesco Formichetti: Sperma
Daniele Trombetti: Tazzina
Joel Sy: Claudietto
Antonia Truppo: Nunzia Lo Cosimo
Gianluca Di Gennaro: Antonio
Salvatore Esposito: Vincenzo
Juana Jimenez: Marcellone
Giampaolo Crescenzio: Pinocchio
Tommaso Di Carlo: Efeso

 

La trama

 

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) entra in contatto con una sostanza radioattiva. A causa di un incidente scopre di avere un forza sovraumana. Ombroso, introverso e chiuso in se stesso, Enzo accoglie il dono dei nuovi poteri come una benedizione per la sua carriera di delinquente. Tutto cambia quando incontra Alessia (Ilenia Pastorelli), convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio.

 

La nostra recensione

 

L’Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) di Lo chiamavano Jeeg Robot è un solitario, un ladruncolo che vive una vita squallida in una borgata romana e che un bel giorno, dopo essere entrato in contatto con liquami radioattivi, scopre di possedere superpoteri in puro stile cinecomic, vedi il fattore rigenerante e la forza sovrumana del mutante Wolverine. Enzo però non è un eroe e quindi sfrutta i suoi poteri per delinquere e diventa noto sui media come il “Supercriminale”. Ad instradare Enzo verso un destino da supereroe ci penserà una ragazza traumatizzata (Ilenia Pastorelli) di cui Enzo s’innamorerà e che lo ribattezzerà “Jeeg Robot”, come il popolare mecha giapponese. Il percorso di Enzo per diventare un supereroe sarà lastricato di violenza, sangue e dolore e vedrà anche la nascita di una immancabile nemesi, lo Zingaro di Luca Marinelli, una maschera folle e violenta che vuol ricalcare l’iconico supercattivo Joker.

Gabriele Mainetti classe 1976 è un filmmaker che sembra cresciuto a pane e cinema di genere, fumetti e cartoni giapponesi, un frullatone da immaginario “pop” che ha preso forma e anima in Lo chiamavano Jeeg Robot. Il film di Mainetti funziona quasi in toto, se non per alcuni eccessi in cui si sfiora pericolosamente la parodia, ma visto l’ottimo risultato finale non si possono imputare certo a Mainetti limiti fisiologici insiti nel cinema italiano, sempre un po’ in affanno quando si tratta di maneggiare non solo la mitologia supereroistica, ma il cinema di genere fantastico più in generale; limiti a a cui si aggiunge l’idea tutta italiana che il cinema d’intrattenimento debba per forza avere una connotazione sociale a prescindere, un concetto ideologico che spesso stride e tarpa le ali alla parte creativa che è il cuore del cinema di stampo fantastico.

Abbiamo definito Lo chiamavano Jeeg Robot un “frullatone” perchè Mainetti ha creato un suo immaginario personale metabolizzandone uno già esistente. Si parte con riferimenti cinematografici a film americani e racconti di origine di stampo supereroistico e iperrealista, vedi il Chronicle di Josh Trank e l’Unbreakable di M. Night Shyamalan per poi citare fumetti iconici come Spider-Man, Superman e Batman. Mainetti crea questo intrigante mix di generi aggiungendo al mix elementi da fiction televisiva di stampo “crime” vedi recenti serie tv come Romanzo criminale e Gomorra e un fil-rouge che per l’intero film strizza l’occhio a quella che viene definita la “Generazione Bim Bum Bam” citando uno dei personaggi / robot più rappresentativi dell’animazione giapponese, l’iconico Jeeg Robot d’Acciaio creato dal mangaka Go Nagai, papà anche di Mazinga Z, Il Grande Mazinga e Goldrake.

Sorvoliamo su coloro che di fronte ad un prodotto “altro” e a modo suo unico all’interno del panorama del cinema italiano hanno subito gridato al miracolo, Lo chiamavano Jeeg Robot è un film che fa della sua unicità un ficcante punto di forza e rappresenta senza alcun dubbio un esempio da seguire, capace di funzionare a meraviglia nel suo formato di cinefumetto a tinte “crime” laddove altri tentativi, vedi Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, hanno invece disatteso aspettative e potenzialità.

Ad ogni uscita di un film italiano di genere che riscuote successo c’è sempre qualche addetto ai lavori che ingenuamente annuncia di aver assistito alla rinascita del cinema di genere italiano, ma di chiacchiere ne abbiamo sentite sin troppe nel corso degli anni e mentre scriviamo, a due anni dall’uscita del film di Mainetti, non ci sembra che questa “resurrezione” annunciata per l’ennesima volta sia di fatto avvenuta e di questo, da fautori di un ritorno al cinema di genere nostrano, non possiamo che rammaricarci.

 

Note di regia

 

Perché proprio un “Supereroe italiano”?

Perché se è vero che, guardandoci indietro, non scorgiamo uno storico fumettistico in cui personaggi mascherati si sfidano a suon di super poteri per decidere il destino del mondo, è altrettanto vero che, a queste storie, non siamo insensibili.

Da amante dei generi penso che quello supereroistico rappresenti la sfida più complessa e pericolosa. Fare un buon film per me, significa raccontare con originalità. E quando ti avventuri in un genere che non ti è proprio, il rischio di scadere in un’imitazione è dietro l’angolo . È per questo che non abbiamo voluto raccontare le avventure di un superuomo in calzamaglia. Non avremmo avuto il tempo necessario per aiutare lo spettatore a sospendere l’incredulità. Dovevamo perciò convincerlo a credere dall’inizio. Come? Con le verità che ci appartengono, tangibili in personaggi ricchi di fragilità, che spero riescano a trascinare per mano lo spettatore in un film che, lentamente, si snoda in una favola urbana fatta di superpoteri.

– Gabriele Mainetti

 

La colonna sonora

 

  • Le musiche originali del film sono del regista Gabriele Mainetti e del compositore Michele Braga (Smetto quando voglio 2 & 3, Una famiglia, AFMV – Addio Fottuti Musi Verdi).

 

TRACK LISTINGS:

1 Intro
2 Titoli di test
3 Non ti piace bianco
4 Nono Piano
5 Bevi!
6 Corri ragazzo laggi
7 Casa, budini e pornazzi
8 Dove sta papà
9 Vole du spicci
10 Andiamo a cercare papà
11 Enzo e Alessia
12 Lontani
13 La nuova star dei media
14 Ti ci accompagno io
15 Mettiti la maschera
16 So’ arrivate ‘e napulitane
17 Obitorio e canile
18 Enzo e Alessia – Adesso ci sei tu
19 Chi è
20 Sugli argini del Tevere
21 Tu che puoi diventare Jeeg
22 Di nuovo solo
23 Hiroshi Shiba
24 Allo Stadio Olimpico
25 Acchiappa lo Zingaro
26 Conto alla rovescia
27 Supereroe
28 Jeeg Robot l’Uomo d’Acciaio
29 (bonus track) Inseguimento…

 

 

 


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