Macchine Mortali: curiosità e recensione del film prodotto da Peter Jackson

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Leggi la recensione di Macchine Mortali, film fantastico / postapocalittico diretto dall’esordiente Christian Rivers, basato sul romanzo omonimo di Philip Reeve e interpretato da Hera Hilmar, Robert Sheehan, Jihae, Hugo Weaving e Stephen Lang.

 


 

                                                                     [Per guardare il trailer italiano del film clicca sull’immagine in alto]

 

Cast e personaggi

Hera Hilmar: Hester Shaw
Robert Sheehan: Tom Natsworthy
Jihae: Anna Fang
Hugo Weaving: Thaddeus Valentine
Leila George: Katherine Valentine
Stephen Lang: Shrike
Colin Salmon: dott. Chudleigh Pomeroy
Ronan Raftery: Bevis Pod
Patrick Malahide: Magnus Crome

 

La trama

 

Centinaia di anni dopo che la nostra civiltà è stata distrutta da un cataclisma, una misteriosa e giovane donna, Hester Shaw (Hera Hilmar), rappresenta l’unica che può fermare Londra – ora divenuta una gigantesca città predatrice in movimento – dal divorare tutto ciò che incontra sul suo cammino. Spietata e strenuamente guidata dal ricordo della madre, Hester unisce le sue forze a quelle di Tom Natsworthy (Robert Sheehan), un reietto londinese, e di Anna Fang (Jiahe), una pericolosa fuorilegge sulla cui testa pende una taglia.

 

Il nostro commento

 

Peter Jackson torna sul grande schermo, stavolta solo in veste di produttore e co-sceneggiatore, con Macchine Mortali, adattamento dell’omonimo romanzo distopico-postapocalittico per ragazzi dello scrittore e illustratore inglese Philip Reeve. Jackson per dirigere questo kolossal fantasy dalle influenze “steampunk” sceglie l’esordiente Christian Rivers, un esperto di effetti speciali e artista di storyboard che dimostra di saper maneggiare con dovizia l’enorme mole di effetti visivi che connotano questa pellicola da 100 milioni di dollari di budget. Purtroppo nonostante un comparto attoriale di pregio, il film sembra concentrarsi in toto sulla resa visiva dell’immaginario creato da Reeve per il romanzo originale, dimenticandosi di creare una impalcatura narrativa in grado di non finire letteralmente inghiottita dagli effetti speciali, proprio come accade alle città più piccole quando nel film incrociano grandi città predatrici come Londra.

Come già accaduto in passato, vedi L’ultimo dominatore dell’aria di M. Night Shyamalan oppure il Wild Wild West con Will Smith, tanto per restare in ambito “steampunk”, non basta un’accattivante confezione per riuscire a rendere un racconto “cinematografico”. Prendiamo ad esempio la concitata battaglia finale, la cui ispirazione sembra provenire direttamente da Star Wars, su schermo nelle oltre due ore di durata del film non si è riusciti a creare qualcosa di emotivamente tangibile dalle dinamiche scaturite tra i personaggi, interazioni in grado di creare un qualche legame tra lo spettatore e in questo caso i due giovani protagonisti. Continuando il parallelo con “Star Wars”: Hester e Tom (Hera Hilmar & Robert Sheehan) pur avendo un percorso simile non riescono a sviluppare la medesima empatia di una Rey e un Finn durante l’incontro su Jakku, in questo caso non si tratta di capacità attoriali, ma della capacità in fase di scrittura di fornire le basi per un ritorno emotivo. Il fatto che a scrivere il film ci sia lo stesso talentuoso terzetto di autori delle trilogie Il signore degli anelli e Lo Hobbit lascia ancor più perplessi, poiché il maggior difetto riscontrabile in “Macchine Mortali” sta proprio nei dialoghi e nella caratterizzazione dei personaggi, tutti potenzialmente carismatici sulla carta, ma su schermo inspiegabilmente piatti e poco coinvolgenti. Altra cosa che dovrebbe far riflettere è che alla fine il personaggio che risulta più “umano”, e in qualche modo più emotivamente rilevante, è il robotico Shrike, una sorta di Terminator impersonato dallo Stephen Lang di Avatar e Man in the Dark. Elemento quest’ultimo che mette in ancor più in risalto i limiti di un film che risulta quasi “meccanico” nel suo interagire con lo spettatore, un po’ come capita con i suggestivi filmati d’intermezzo dei videogiochi che interrompono la parte interattiva per fungere da collegamento narrante. Purtroppo “Macchine Mortali” non è un videogioco e l’unica interattività disponibile è una qualche connessione emotiva costruita tra personaggi e spettatore, in questo caso ribadiamo davvero poco significativa.

“Macchine Mortali” sin dalle prime immagini si presenta come una corsa a perdifiato su un otto volante impazzito, il cui unico scopo sembra quello di tenere desta ad ogni costo l’attenzione dello spettatore finendo per avere esattamente l’opposto risultato. La noia comincia a farsi strada dopo che gli occhi hanno goduto della sgargiante confezione che ad un certo punto, quasi inevitabilmente, non riesce più a sopperire ad una storia che langue vistosamente, nonostante su schermo l’azione si svolga frenetica, quasi senza soluzione di continuità.

In conclusione “Macchine Mortali” non riesce a miscelare a dovere le due anime del romanzo oiginale, privilegiando quella del puro intrattenimento per ragazzi a discapito della caratterizzazione dei personaggi e del sottotesto sociale e politico, davvero un gran peccato perché il romanzo di Philip Reeve aveva davvero tutte le potenzialità per diventare sul grande schermo un nuovo Hunger Games.

Data di uscita: al cinema dal 13 dicembre 2018

 

 

Curiosità

  • Il film è basato sull’omonimo romanzo fantasy per ragazzi scritto da Philip Reeve e pubblicato nel 2001. Il volume è il primo della saga “Il quartetto delle Macchine mortali” composta da Macchine mortali (2001), Freya delle Lande di Ghiaccio (2003), Infernal Devices (2005) e A Darkling Plain (2006). Successivamente sono stati scritti tre romanzi prequel: Fever Crumb (2009), A Web of Air (2010) e Scrivener’s Moon (2011).
  • Il romanzo originale menzionava gli idoli di plastica di Topolino e Pluto di Walt Disney nel Museo di storia di Londra. Nel film invece gli idoli di plastica ritraggono i Minion di Cattivissimo me.
  • L’autore Philip Reeve, scrittore del romanzo su cui si basa il film, ha pubblicato un post sul suo blog il 19 luglio 2017 in cui annunciava la fine delle riprese e che era stato invitato sul set nel maggio dello stesso anno. Reeve disse di essere rimasto impressionato dagli attori e dalle scenografie, menzionando che “La maggior parte sembrava molto simile a quello che avevo immaginato, tranne che per acune cose che sembravano migliori”.
  • Nella serie di libri “Macchine Mortali” il volto di Hester è molto più deturpato e descritto come mancante della gran parte del naso e di un occhio. Le sue cicatrici sono state ridotte per il film.
  • Macchine Mortali è il primo lungometraggio di Christian Rivers come regista, prodotto e co-sceenggiato da Peter Jackson. In precedenza Rivers ha diretto un cortometraggio (Feeder) poi incluso nell’antologia thriller-horror Minutes Past Midnight. Rivers ha inoltre collaborato con Peter Jackson come artista di storyboard / designer di effetti speciali per Il Signore degli Anelli di Peter Jackson e i film Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, King Kong, Sospesi nel tempo e Amabili resti.
  • Jackson ha acquistato i diritti sul libro nel 2009, ma il film è rimasto in fase di sviluppo per diversi anni prima di essere annunciato ufficialmente nel 2016. Jackson ha coinvolto diversi membri dei suoi team di produzione della serie di film Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit con le riprese che si sono svolte da aprile a luglio 2017 in Nuova Zelanda.
  • Il titolo “Macchine Mortali / Mortal Engines” deriva dall’Otello di William Shakespeare (Atto Terzo, Scena Terza: “E oh, voi macchine di morte, la cui ampia gola imita il frastuono della folgore di Giove immortale; addio!”.
  • Nel film si fa riferimento al concetto di “Darwinismo urbano” (trasformando le città in creature in movimento che si consumano a vicenda) che è un riferimento al Darwinismo sociale, una corrente di pensiero i cui sostenitori applicano allo studio delle società umane i principi darwiniani della «lotta per la sopravvivenza» e della selezione naturale, sostenendo che questi debbano essere la regola delle comunità umane. Il difetto principale che mina il concetto di “Darwinismo urbano” nel film è che i motori delle città non sono infiniti e alla fine si esauriranno come tutte le risorse utilizzate per tenerli attivi e come aggiunge Peter Jackson: “alla fine le grandi città avranno mangiato tutte le città più piccole, quindi dovranno attaccarsi l’un l’altra o cercare qualcos’altro di cui nutrirsi”.
  • Nel romanzo “Macchine Mortali”, Bevis Pod e Katherine Valentine vengono uccisi nella battaglia finale. Nel film invece sopravvivono. Sempre nel romanzo Londra viene distrutta, costringendo Hester e Tom a viaggiare alla ricerca di un’altra casa. Nel film la città resta invece intatta alla fine del conflitto.
  • Le musiche original del film sono di Tom Holkenborg alias Junkie XL (Divergent, Mad Max: Fury Road, Batman v Superman, Alita – Angelo della battaglia).
  • Il film costato 100 milioni di dollari ne ha incassati nel mondo circa 22.

 


 

                                                         [Per ascoltare un brano della colonna sonora del film clicca sull’immagine in alto]

 

 


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