La Settima Musa: recensione e curiosità del film horror di Jaume Balaguerò

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Ha debuttato nei cinema italiani La Settima Musa (Muse). Leggi la recensione dell’horror sovrannaturale del regista spagnolo Jaume Balaguerò interpretato da Elliot Cowan, Franka Potente, Ana Ularu, Joanne Whalley e Christopher Lloyd.

Cast e personaggi

Elliot Cowan: Samuel Solomon
Franka Potente: Susan
Ana Ularu: Rachel
Joanne Whalley: Jacqueline
Christopher Lloyd: Rauschen
Leonor Watling: Lidia
Manuela Vellés: Beatriz

 

La trama

 

Può qualcosa di così bello come l’arte essere fonte di tanto dolore? Samuel Solomon, un professore di letteratura, non lavora ormai da un anno dopo la tragica morte della sua ragazza; ha infatti un incubo ricorrente in cui una donna viene brutalmente uccisa durante un rituale. Improvvisamente, la stessa donna che gli appare in sogno viene trovata morta in circostanze strane. Samuel riesce a intrufolarsi sul luogo dell’omicidio dove incontra una ragazza, Rachel, che ha avuto il suo identico sogno. Insieme cercheranno di fare di tutto per conoscere l’identità della misteriosa donna uccisa e scopriranno un mondo terrificante controllato da figure che nei secoli hanno ispirato gli artisti: le Muse. La settima musa si approccia in maniera matura al soprannaturale descrivendo un sofisticato universo di orrori in cui un professore di letteratura si ritrova a combattere contro il suo più grande amore: la poesia.

 

Il nostro commento

 

Torna sul grande schermo Jaume Balaguerò, uno dei cineasti spagnoli più interessanti sul versante horror, dotato di uno stile elegante e una narrazione di stampo “goticheggiante” che ha prodotto titoli intriganti com Darkness e Fragile, oltre naturalmente ai cult REC e REC 2, entrambe pellicole co-dirette con il collega Paco Plaza che hanno segnato una delle vette del sin troppo prolifico filone degli horror formato “found footage”.

Balaguerò con “La Settima Musa” torna all’horror a sfondo sovrannaturale adattando il bestseller “La dama numero tredici” di José Carlos Somoza, romanzo che permette di ibridare l’horror con una digressione di stampo psicologico, un tocco di “mistery” e una suggestiva rivisitazione della figura mitologica della Musa, rappresentata come una congrega di sette streghe (stesso numero delle muse venerate a Lesbo) che utilizzano la poesia alla stregua di incantesimi e rappresentano una sorta di lato oscuro, nascosto e inquietante della poesia e dell’amore.

“La Settima Musa” senza dubbio ha il suo fascino con questa dicotomia che sposa l’arte con il diabolico, nello stile del cult Suspiria di Dario Argento. Il film mette in scena delle enormi potenzialità di stampo orrorifico, parliamo di potenzialità poichè su schermo lo stile di Balaguerò sembra sacrificare, non sappiamo quanto volontariamente, gran parte della parte horror del racconto per prediligere la parte psicologica, che seppur fascinosa nel suo creare un mondo sospeso tra realtà e incubo, non risulta abbastanza incisiva da sfruttare appieno l’enorme potenzialità immaginifica del materiale originale.

“La Settima Musa” utilizza gli stilemi classici del giallo, disseminando lungo la strada inquietanti strascichi di stampo sovrannaturale che risultano però didascalici rispetto al dipanarsi di una trama troppo concentrata a disseminare indizi sulla reale natura delle Muse, rispetto al creare invece una caratterizzazione che renda giustizia al potenziale “disturbante” di ognuna di loro. Così nel tentativo di comporre un puzzle interessante dal punto di vista visivo, e al contempo di trasmettere allo spettatore le suggestioni di stampo “letterario” fornite dal romanzo originale, il racconto perde colpi con il suo avanzare verso un finale che avrebbe potuto regalare brividi memorabili, e che invece finisce per implodere su se stesso. Balaguerò eccede in un’eleganza formale che non raggiunge l’obiettivo ultimo: mostrare l’orrore dietro la bellezza, elemento di cui si scalfisce appena la superficie, uno sguardo troppo “platonico” per chi come noi ama l’horror nella sua forma più pura e sfrontata.

Data di Uscita: Al cinema dal 22 agosto 2018

 

Curiosità

  •  La Settima Musa è l’adattamento cinematografico del romanzo bestseller “La dama numero tredici” di José Carlos Somoza.
  • Lo scrittore José Carlos Samoza è considerato uno dei riformatori della letteratura fantasy e mistery, con titoli attraverso i quali ha cercato di superare i limiti del genere. Somoza ha ricevuto il più importante premio di crime-fiction al mondo, il Gold Dagger Award per il miglior romanzo; il Fernando Lara Award e il Dashiel Hammet Award dall’International Association of Crime Writers. I suoi romanzi sono stati tradotti in più di 30 lingue rendendo José Carlos Somoza un autore bestseller in tutto il mondo.
  • La settima musa è stato girato in Belgio, Irlanda e Spagna.
  • Il regista Jaume Balaguerò ha diretto anche i thriller sovrannaturali Darkness e Fragile, il remake Inside e co-diretto con Paco Plaza gli horror REC e REC 2.
  • Balaguerò racconta la genesi del film: “La prima volta che ho letto il libro che ha ispirato questo progetto sapevo di aver trovato qualcosa di molto speciale. Non capita spesso di ritrovarsi a leggere un racconto così bello, terrificante e allo stesso tempo affascinante. Non avevo mai pensato alla figura della musa come qualcosa di minaccioso o che la bellezza e la poesia potessero avere un aspetto pericoloso, abietto, nascondendo nelle parole e nei versi l’orrore. Il modo in cui questi elementi sono così legati insieme con cura crea un intrigo talmente misterioso da essere quasi ipnotico… tenere il lettore sulle spine fino all’ultima pagina, mantenendo alta la tensione, scena dopo scena, in un vortice di paura profondamente inquietante. In quel romanzo tutto è singolare e spaventoso, bello eppure così terribile, una storia originale e inaspettata. Ho iniziato a lasciar correre la mia immaginazione. Stavo già iniziando a concepire il film, un gioiello terrificante per gli spettatori e così l’orrore di quelle pagine ha preso vita sullo schermo”.
  • Gli evocativi titoli di testa del film, tra i più belli visti al cinema, sono realizzati da Fernando Dominguez e basati sulla Divina Commedia (Inferno – Il destino dei suicidi).
    Corpi fusi che creano forme astratte che mescolano e formano alberi, elementi della natura e creature surrealiste abitano questa finzione.
  • La colonna sonora del film è del compositore irlandese Stephen Rennicks (Frank, Room, L’accabadora, The Stag – Se sopravvivo mi sposo).

 

 

 


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