Godzilla 2: King of the Monsters – recensione del sequel di Michael Dougherty

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Leggi la recensione di Godzilla 2: King of the Monsters, dramma d’azione fantascientifico diretto da Michael Dougherty e interpretato da Kyle Chandler, Vera Farmiga, Ken Watanabe: Sally Hawkins, Charles Dance e Millie Bobby Brown.

 

Cast e personaggi

Kyle Chandler: Mark Russell
Vera Farmiga: dott.ssa Emma Russell
Ken Watanabe: dott. Ishiro Serizawa
Bradley Whitford: dott. Rick Stanton
Charles Dance: col. Alan Jonah
Millie Bobby Brown: Madison Russell
O’Shea Jackson Jr.: agente Jackson Barnes
Aisha Hinds: colonnello Diane Foster
David Strathairn: ammiraglio William Stenz
Sally Hawkins: dott.ssa Vivienne Graham
Zhang Ziyi: dott.ssa Ilene Chen
Joe Morton: dott. Houston Brooks
CCH Pounder: senatrice Williams
Thomas Middleditch: Sam Coleman
Elizabeth Ludlow: tenente Lauren Grffin
Anthony Ramos: sergente Anthony Martinez
Jonathan Howard: Asher

 

La trama

 

In “Godzilla 2: King of the Monsters” l’agenzia cripto-zoologica Monarch e i membri che la compongono si trovano a contrastare una schiera di mostri dalle dimensioni impressionanti, tra i quali il possente Godzilla, che si scontrerà con Mothra, Rodan e la sua nemesi estrema, Ghidorah dalle tre teste. Quando queste antiche super specie, ritenute delle leggende, torneranno alla vita, combatteranno per la supremazia mettendo a rischio l’esistenza stessa della razza umana.

 

La nostra recensione

 

Il “Re dei Mostri” è tornato! Verrebbe voglia di ribattere “Lunga vita al re!” se non fosse che questo terzo film del cosiddetto “Monsterverse”, dopo i reboot Godzilla del 2014 e Kong: Skull Island del 2017, nonché trentacinquesimo film della saga dell’iconico kaiju targato Toho, sembra aver incontrato non poche difficoltà a trovare un equilibrio tra una narrazione a tratti ridondante e prolissa, ed immersivi effetti visivi di altissimo profilo, che hanno ritratto in maniera spettacolare colossali e moderne incarnazioni di kaiju a dir poco leggendari, quali Mothra, Rodan, King Ghidorah e lo stesso Godzilla.

“Godzilla 2: King of the Monsters” è un film cupissimo nel suo tratteggiare l’apocalittico risveglio di antiche creature dormienti ribattezzate “Titani” dall’agenzia cripto-zoologica Monarch. Il film si dipana lungo un conflitto di stampo ambientalista / animalista, con alcuni ecoterroristi che vogliono ridare la Terra ai legittimi proprietari, i Titani, mentre il resto della razza umana cerca di difendere una supremazia ormai precipitata in fondo alla scala alimentare, e al contempo sopravvivere ad un’apocalisse che ha fattezze e impatto di un catastrofico evento biblico.

Michael Dougherty è un regista che arriva dall’horror, suoi La vendetta di Halloween e Krampus, ma anche avvezzo alla fantascienza, ha co-sceneggiato X-Men 2 e Superman Returns, quindi con “Godzilla 2: King of the Monsters” Dougherty esplora un mix di generi a lui familiari, ma se dal punto di vista visivo ritroviamo la vis creativa del regista, è nella sceneggiatura (scritta in collaborazione con Max Borenstein e Zach Shields) che lo stereotipo regna sovrano. Ad un cast di altissimo profilo, vedi Vera Farmiga, Charles Dance, Ken Watanabe e la Millie Bobby Brown della serie tv Stranger Things, vengono fornite una serie di caratterizzazioni davvero poco incisive e in qualche caso, vedi Watanabe e Dance, al limite del didascalico.

Non possiamo negare che il “Godzilla” di Gareth Edwards abbia di fatto alzato l’asticella a livello qualitativo; in quel caso i kaiju venivano mostrati con il contagocce e l’approccio in stile “Lo squalo” di Spielberg, applicato al protagonista Godzilla, aveva permesso agli attori di avere ampio spazio e fornire un contesto umano credibile, e di contro al “Re dei Mostri” di mostrarsi in tutta la sua imponenza e potenza solo nel finale, rubando la scena da vera star. Il sequel di Dougherty invece di mettere in scena una sorta di Pacific Rim, dando più spazio ai mostri che all’elemento umano, ha fatto esattamente il contrario, palesando così una qualche evidente difficoltà nel gestire i dialoghi a livello di ritmo, e arrivando a frammentare persino il combattimento finale, inserendo ancora una volta l’invasivo elemento umano a togliere pathos e spazio ai veri protagonisti del film. Questo tentativo di seguire le orme del film originale si è rivelato un passo falso rispetto ad una pellicola che era attesa come un epico “scontro tra titani”, e che invece è diventata a tratti una sorta di ciarliero pistolotto ecologista. Il sequel di Dougherty ha finito così per tradire in parte quella che è l’anima più genuina della saga di Godzilla, in cui troviamo mostri che lottano brutalmente su un pianeta Terra divenuto arena, con il genere umano rappresentato come mero spettatore, impotente di fronte ad una distruttiva forza della natura incarnata in bestiali e ciclopiche divinità, questo è quello che ci aspettavamo di vedere e che purtroppo abbiamo visto solo in parte.


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