Giornata della memoria: 10 film sull’Olocausto per non dimenticare

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In questo periodo tumultuoso in cui l’intolleranza striscia pericolosamente tra le pieghe dell’indifferenza, e l’ombra del negazionismo si staglia inquietante sullo sfondo di un populismo imperante, è più che mai necessario che la memoria sia utilizzata come una eco capace di riportare alla realtà chi si muove in quella zona di grigio dove è così semplice piantare il seme dell’intolleranza.

Quale migliore occasione della Giornata della memoria per ricordare e reiterare una ferita ancora aperta, un dolore necessario per qualcosa che sembra ancora così vicino e che neanche milioni di morti e orrori indicibili sono riusciti a debellare.

In occasione della Giornata della Memoria abbiamo stilato una classifica con 10 film per non dimenticare, poiché se l’ignoranza puo trasformarsi in catene, la memoria al pari della verità rende invece liberi.

 

1. Il diario di Anna Frank (1959)

Il Diario di Anna Frank basato sull’adattamento teatrale del diario è stato girato a 14 anni di distanza dalla morte di Anna Frank. Il film diretto da George Stevens ha ricevuto 3 Premi Oscar: migliore attrice non protagonista, migliore fotografia in bianco e nero, migliore scenografia. Anna Frank e il suo diario sono diventati il simbolo dell’Olocausto, una testimonianza della follia nazista e del carico di profondo dolore e orrore rappresentati dall’eredità di scempi disumani come il campo di concentramento di Auschwitz.

 

2. Schindler’s List – La lista di Schindler (1993)

Schindler’s List è diretto da Steven Spielberg e interpretato da Liam Neeson, Ben Kingsley e Ralph Fiennes. Il film ispirato al romanzo “La lista di Schindler” di Thomas Keneally, e basato sulla vera storia di Oskar Schindler, ha ricevuto 7 Premi Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, scenografia, montaggio e colonna sonora. Un capolavoro da mostrare nelle scuole e ai propri figli, Spielberg ha lasciato la sua eredità di regista e uomo in un racconto pregno di dolore, ma anche di fiducia in un’umanità che sopravvive e combatte la banalità del male rappresentata dalla brutale follia nazista.

 

3. La vita è bella (1997)

La vita è bella diretto e interpretato da Roberto Benigni ha ricevuto 3 Premi Oscar: migliore colonna sonora, miglior film straniero e miglior attore protagonista. Il titolo del film è tratto da una frase del testamento di Lev Trotsky. La frase completa è: “La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore”. Benigni è un padre incapace di spiegare al figlioletto follie come le Leggi razziali, cartelli vergognosi come “I cani e gli ebrei non possono entrare” e la deportazione e prigionia che li colpiranno. E allora perché non trasformare tutto in un gioco lasciando che l’innocenza del bimbo resti intonsa da tanto orrore?

 

4. Il pianista (2002)

Il pianista diretto da Roman Polanski e interpretato da Adrien Brody è tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Władysław Szpilman. Il film ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannese e 3 Premi Oscar: Migliore regia, attore protagonista e sceneggiatura non originale. Il film di Polanski racconta del pianista ebreo Władysław Szpilman e della sua sopravvivenza nel ghetto di Varsavia, istituito dal regime nazista il 16 ottobre 1940 nella città vecchia e il più grande tra i ghetti nazisti in Europa. Polanski costruisce attorno al talento drammatico del suo protagonista un racconto intenso e dolente di una guerra che assume i connotati di una brutale e spietata persecuzione razziale.

 

5. La signora dello zoo do Varsavia (2017)

La signora dello zoo di Varsavia diretto da Niki Caro è ispirato a una storia realmente accaduta narrata nel libro di Diane Ackerman “Gli ebrei dello zoo di Varsavia”, a sua volta basato sui diari di Antonina Żabińska. Il film vede protagonista Jessica Chastain nei panni di Antonina Żabińska, moglie, madre e lavoratrice che per molti, durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne, insieme al marito Jan, un barlume di speranza nella Varsavia occupata dai nazisti. Il film ha il pregio di rendere tangibile la paura provata da milioni di persone imprigionate, vessate e uccise per il semplice fatto di essere ebrei. Appare incredibile come a distanza di così tanto tempo da quell’epoca così oscura, ancora ci sia da parte di alcuni una impressionante mancanza di empatia verso un’ingiustizia e un crimine di tale scelleratezza, ma c’è la memoria pronta a fare da antidoto all’indifferenza.

 

6. Il bambino con il pigiama a righe (2008)

Il bambino con il pigiama a righe diretto e sceneggiato da Mark Herman è un adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo scritto da John Boyne nel 2006 e tradotto in 32 paesi. Nel romanzo al contrario del film c’è un chiaro riferimento al Campo di concentramento di Auschwitz. Il film racconta l’amicizia tra due bambini di otto anni: Bruno figlio di un ufficiale nazista e Shmuel, un bambino ebreo detenuto in un campo di concentramento. Tra le licenze drammatiche a cui ricorrono libro e film c’è la presenza di bambini ad Auschwitz, in realtà non c’erano bambini tra i detenuti del famigerato campo di sterminio in quanto venivano uccisi al loro arrivo poiché troppo piccoli per lavorare; i pochi che venivano risparmiati finivano nelle mani di Josef Mengele. Il film di Mark Herman è una metafora sull’amicizia e l’innocenza di fronte all’orrore del nazismo che va ben oltre la guerra e sfocia nella pura follia genocida. La tolleranza è un valore che andrebbe trasmesso sin dalla tenera età anche se viviamo in una società in cui sembra vigere la legge del più forte.

 

7. Il figlio di Saul (2015)

Il Figlio di Saul è un film ungherese diretto da László Nemes premiato al Festival di Cannes (Grand Prix Speciale della Giuria) e vincitore di un Premio Oscar e di un Golden Globe per il Miglior film straniero. Ambientato nel 1944 il film racconta le vicende di Saul Auslander parte di un gruppo di prigionieri ebrei di un campo di concentramento costretti ad assistere i nazisti nella loro opera di sterminio, messa in atto tramite le camere a gas. Il film di László Nemes è crudo e a tratti quasi brutale nel mostrare la realtà di ciò che è accaduto, una lezione sugli orrori del nazismo che potrebbe insegnare qualcosa a chi ancora blatera teorie negazioniste.

 

8. Storia di una ladra di libri (2013)

Storia di una ladra di libri diretto da Brian Percival vede protagonisti Sophie Nélisse, Geoffrey Rush ed Emily Watson. La pellicola è la trasposizione cinematografica del romanzo “Storia di una ladra di libri” (edito inizialmente in Italia con il titolo “La bambina che salvava i libri”) scritto da Markus Zusak nel 2005. Il film racconta la storia di Liesel, una ragazza adottata da una famiglia durante la Seconda Guerra Mondiale in Germania che impara a leggere, incoraggiata dalla sua nuova famiglia e da Max, un ebreo rifugiato protetto dalla famiglia. Un film sul potere delle parole, sull’immaginazione come via di fuga e su quanto famiglia e cultura siano importanti per non diventare ignoranti e arroganti strumenti di propaganda.

 

9. Jakob il bugiardo (1999)

Jakob il bugiardo diretto da Peter Kassovitz vede protagonista il compianto Robin Williams scomparso l’11 agosto 2014. La trama racconta la storia di Jakob, che in un ghetto ebreo della seconda guerra mondiale finge di possedere una radio. Con notizie inventate sull’imminente liberazione, l’uomo risveglia la speranza dei suoi compagni di sventura. Il film tratto dall’omonimo romanzo di Jurek Becker è un remake dell’omonimo film tedesco del 1975. Il film originale del ’75 diretto da Frank Beyer venne nominato all’Oscar per il miglior film straniero. Il film di Kassovitz ha un approccio al racconto dell’Olocausto simile a film come La vita è bella e Train de vie – Un treno per vivere e il talento per il paradossale di Robin Williams nobilita una pellicola il cui valore intrinseco va ben oltre quello prettamente artistico.

 

10. Jona che visse nella Balena (1993)

Jona che visse nella balena diretto da Roberto Faenza è tratto dal romanzo autobiografico “Anni d’infanzia. Un bambino nei lager” dello scrittore Jona Oberski. Il film racconta l’Olocausto e l’orrore dei campi di sterminio dal punto di vista di un bambino di quattro anni di Amsterdam che viene deportato insieme a tutta la sua famiglia. Jona patirà freddo, fame e paura e perderà la sua innocenza di fronte all’orrore nazista. Il film di Faenza rappresenta un toccante e sentito contrappunto alla mancanza di memoria di alcuni e all’indifferenza di molti. Jona è un simbolo di disumane atrocità che non hanno risparmiato neanche i bambini, e il nazismo è purtroppo la dimostrazione che i mostri non appartengono solo alle favole, ma vivono tra noi in bella vista.

 

 

 


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