Game for Change risponde al video della Casa Bianca sulla violenza nei videogiochi

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Games for Change ha pubblicato un video di risposta al brutale filmato sulla violenza nei videogiochi pubblicato recentemente dalla Casa Bianca. Il video offre momenti suggestivi tratti da una varietà di giochi che mostrano la capacità dei videogiochi di trasmettere empatia e creare un senso di meraviglia.

Dopo la strage del 14 febbraio alla Stoneman Douglas High School di Parkland, in Florida, in cui si sono contati 17 morti, il presidente Donald Trump ha incontrato alcuni leader di spicco dell’industria dei videogiochi per discutere l’effetto che la violenza nei videogiochi potrebbe avere sulle menti dei giovani giocatori. Durante l’incontro Trump ha mostrato un breve filmato con alcuni esempi piuttosto espliciti del tipo di violenza, di enorme impatto grafico, che caratterizza alcuni giochi di ultima generazione, e l’effetto immersivo e personalizzante caratterizzato dalla cosiddetta modalità in “prima persona” che rende il giocatore protagonista diretto dell’azione.

Dopo che il video della Casa Bianca è diventato virale, l’organizzazione no-profit Games for Change ha deciso di rispondere con un video che mostra l’altra faccia della medaglia, una clip in cui al centro della narrazione ci sono momenti di tenerezza e curiosità estrapolati da diversi giochi che spaziano tra i generi.

Immagini montate in sequenza mostrano oceani cristallini, imponenti cittadelle e spettacolari paesaggi naturalistici. La clip contiene stralci di giochi molto popolari come Life Is Strange con Max e Chloe che passeggiano abbracciati lungo i binari di una ferrovia, la Ellie di The Last of Us che accarezza una giraffa, Link di Zelda: Breath of the Wild che scala una scogliera e e l’Aloy di Horizon Zero Dawn che ammira la fauna selvatica.

Il filmato “Violence in Video Games” è stato accusato di aver estrapolato immagini di violenza mostrandole al di fuori di un contesto, e di aver mostrato solo estratti di videogiochi di guerra e azione a tinte horror, obiezioni legittime anche se lo scopo finale del video era proprio quello di concentrarsi sul lato più ambiguo dei videogiochi.

Games for Change ha invece optato per una visione opposta escludendo del tutto la violenza dal suo filmato e mostrando quello che molti giocatori cercano in un videogioco, una fuga dalla realtà capace di creare interi mondi paralleli in cui vivere altre vite e cimentarsi in avventure di stampo fantastico.

Due tesi opposte ed entrambe in qualche modo “di parte”, e come capita spesso la verità sta nel mezzo; da una parte l’amministrazione Trump sembra voler ignorare che la soluzione non è nel tassare o vietare videogiochi in cerca di un capro espiatorio ma intervenire al cuore del problema, una legge sul controllo delle armi palesemente inadeguata; di contro le aziende che sviluppano videogiochi non devono sottovalutare le loro responsabilità quando contribuiscono a nutrire un immaginario in cui, in qualche caso, sono violenza e brutalità a definire il concetto di eroe.

 

Fonte: Game for Change

 

 

 

 


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