Film da riscoprire: Madhouse di William Butler

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Il giovane Clark Stevens viene assunto come tirocinante nell’istituto di igiene mentale Cunningham hall. La sua curiosità lo porta a conoscenza di strani eventi che sono accaduti nell’istituto; questa scoperta e le strane e inquietanti visioni che tormentano il giovane lo porteranno ad indagare sulla travagliata storia del luogo aiutato da una giovane volontaria, Sara.

Come mai la terapia usata dal direttore Franks non ha effetti curativi sui pazienti? Chi e’ il bambino che si aggira di notte nei corridoi dell’ospedale? Chi è veramente il paziente della cella 44? Le domande si moltiplicano, così come gli omicidi che decimano il personale medico. La verità si scoprirà essere nascosta nei meandri del seminterrato, tra pazienti sepolti vivi, dove la follia regna sovrana e la realtà è pura illusione.

L’ambientazione di Madhouse è francamente vista e rivista, ma mantiene intatto tutto il suo fascino nonostante il cinema ne abbia fatto ampio uso e a volte abuso. Qui ci troviamo di fronte ad una pellicola che ha nel thriller la sua collocazione ideale, ma che per alcune suggestioni visive, contenuti gore e rimandi letterari subisce una forte influenza horror.

Il regista William Butler sembra avere un background filmico di tutto rispetto, e non parliamo di lavori precedenti, ma di un bagaglio personale ricco di classici del genere horror che in questa pellicola omaggia in maniera palese e forse in alcuni casi eccessiva.

Bisogna ricordare che il confine tra citazione e plagio è spesso labile, ma Butler mantiene un equilibrio invidiabile regalandoci scene che per gli appassionati cinefili diventano una vera e propria caccia al titolo. Solo per citarne alcuni: “Halloween”, “Nightmare”, “Shining”, “Opera”… e potremmo continuare per molto. Questi film fanno capolino senza però mai snaturare la trama che rimane ben delineata.

La suggestiva fotografia trasmette in modo eccelso la surreale sensazione di sfasamento in cui si trova il giovane Clark, catapultato in un ambiente dove follia e realtà si intersecano e pazienti e medici confondono ruoli e personalità.

La fase puramente investigativa, ci consente di raccogliere frammenti di verità mai totalmente rivelatori, ma che man mano ci accompagnano fino alla scomoda e affatto tranquillizzante verità. Ma non è forse questo che gli spettatori cercano in film di questo genere?

Il cast è un gradino sopra rispetto a queste produzioni che usufruiscono di un budget medio-basso, il protagonista, Clark, è interpretato da Joshua Leonard (“The Blair Witch Project”) mentre la giovane Jordan Ladd (“Cabin fever”) interpreta la fragile ed enigmatica Sara.

Una menzione speciale va a due attori in particolare, Dendrie Taylor che tratteggia la terribile e dispotica infermiera Hendricks (ennesima citazione, questa volta omaggio alla capo infermiera Ratched del classico “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman) e il sempre apprezzabile Lance Henriksen nella parte del direttore Franks, quest’ultimo è diventato, insieme ad attori come Brad Dourif e Jeffrey Combs, presenza stabile del panorama del cinema di genere.

Tra gli ospiti del Cunningham Hall non vanno dimenticati i “freaks” che abitano il seminterrato dell’istituto, una sorta di girone infernale dove vivono in preda ad una follia che non dà loro tregua, stravolti e disperati dalle menti irrimediabilmente incrinate da un’irreparabile pazzia.

Come non apprezzare la visionarietà suggestiva che scenografo e direttore della fotografia creano a nostro uso e consumo, trasportandoci in un ambiente sotterraneo cupo e fatiscente che se da una parte disturba dall’altra affascina.

Tirando le somme siamo di fronte ad un ottimo lavoro, solido, che forse nel finale si perde un po’ sfilacciando una trama fino a quel momento intrigante, ma e’ solo un peccato veniale.

“Madhouse” è un film da riscoprire, per apprezzare ancora una volta titoli che forse se non riscoperti in dvd si perderebbero, e sarebbe davvero un peccato.

 


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