Day of the Dead: Bloodline – recensione del nuovo remake de “Il Giorno degli Zombi”

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Secondo rifacimento per il cult anni ’80 di George Romero, “Il Giorno degli Zombi”. Leggi la recensione di UniversoCinema.it dell’horror “Day of the Dead: Bloodline” disponibile su Netflix.

Cast e personaggi

Johnathon Schaech: Max
Sophie Skelton: Zoe Parker
Marcus Vanco: Baca Salazar
Jeff Gum: Miguel Salazar
Mark Rhino Smith: Alphonse
Cristina Serafini: Elle
Lillian Blankenship: Lily

 

La trama

 

Zoe Parker, una studentessa di medicina, assiste allo scatenarsi di un’epidemia zombie che la porterà, cinque anni dopo, in un bunker militare che ospita rifugiati. Una missione in cerca di medicinali antibiotici, per sventare una potenziale epidemia tra i rifugiati, metterà Zoe di fronte alla possibilità di trovare una cura per il morso dei “putrefatti”, ma ciò significherà portare nel bunker “Max”, un infetto che Zoe conosce bene, e che sembra aver mantenuto una sorta di “coscienza” che lo rende un ibrido umano/zombie preziosissimo per la sperimentazione che Zoe sta portando avanti. La presenza di “Max” nel bunker alzerà la tensione e causerà un conflitto tra Zoe e il tenente Salazar (Jeff Gum), miitare a capo della base che non crede che valga la pena correre un tale rischio.

 

La nostra recensione

 

Era il lontano 1985, George A. Romero completa la sua trilogia sull’Apocalisse con il nichilista e claustrofobico Il giorno degli zombi, in cui alcuni sopravvissuti al contagio ormai planetario si blindano in una base militare sotterranea, in cerca di risposte scientifiche al misterioso virus. Romero conclude la sua trilogia con un inno allo splatter, e in un tripudio di interiora e smembramenti ci ricorda che l’orrore e la follia non sono fuori tra gli zombie affamati, ma dentro, tra le mura di un claustrofobico rifugio che diventa una trappola per topi.

Nel 2008 il regista Steve Miner decide di “rifare” il capolavoro di Romero con il suo Day of the Dead. Stavolta niente bunker, ma una cittadina in quarantena ed echi di un altro classico di Romero, La città verrà distrutta all’alba. In questo primo remake gli zombie presentano fattezze e soprattutto la velocità degli infetti del remake L’alba dei morti viventi e del classico 28 giorni dopo, con l’aggiunta di zombie “mutanti” capaci di camminare sui muri. Miner ridicolizza il genere e stravolge l’originale di Romero con un guazzabuglio senza capo ne coda che vorremmo tanto poter rimuovere.

Dopo un primo remake di tale bruttezza, ora arriva il Day of the Dead: Bloodline del regista Hèctor Hernández Vicens che prova a fare di meglio. Durante la fase di sviluppo del film, regista e produttori hanno da subito messo le mani avanti precisando che con “Bloodline” non stavano realizzando un rifacimento vero e proprio, ma era più un tentativo di “reimmaginare” l’originale del compianto Romero. Purtroppo questa rivisitazione risulta così vicina per trama all’originale che finisce per diventarne una sorta di malriuscita parodia. In scena personaggi non solo tagliati con l’accetta, ma soprattutto così poco credibili da risultare risibili: vedi lo zombie “stalker” piuttosto che i militari “fighetti”, senza dimenticare la studentessa diventata “super-scienziata” pronta a salvare il mondo con un microscopio e un po’ di sangue di “putrefatto”, come vengono sprannominati i contagiati.

Il lato prettamente “zombie” del film ricorre ad un discreto mix di CG, make-up speciale ed effetti pratici in stile The Walking Dead, ma in questo caso gli zombie sono rappresentati come “atletici” infetti in stile 28 giorni dopo. Purtroppo come sa bene chi apprezza e segue il genere, non bastano effetti speciali e sequenze splatter a fare un buon zombie-movie, e nel caso di Day of the Dead: Bloodline l’inadeguatezza dell’operazione viene amplificata dai molti, e in questo caso troppi richiami al capolavoro originale di Romero. Seppur confinato all’interno di un bunker sotterraneo, nell’originale Il giorno degli zombi, l’apocalisse si faceva tangibile e pesava come un macigno sui personaggi e sulla loro psiche. Ciò non accade in questo rifacimento in cui non si avverte minimamente ciò che incombe sull’umanità, la cronaca di ciò che accade a livello globale viene affidata ad un prologo frettoloso, alla copertina di una rivista e alle parole fuori campo della protagonista, per un’introduzione didascalica e priva di pathos.

Questa mancanza di percezione da imminente “fine del mondo” viene ulteriormente ribadita nelle ultime battute del film, in cui regista e sceneggiatori hanno una sorta di urticante moto “disneyano” in cui propinano allo spettatore un surreale monologo della protagonista, infarcito di un tale becero buonismo da far accapponare la pelle; un ottimismo zuccheroso da spot pubblicitario che spinge inevitabilmente a tifare per un ritorno in massa dei “putrefatti” per far piazza pulita e banchettare di contanta mediocrità in celluloide.

 

 

Curiosità

 

  • Alla regia di questo nuovo rifacimento del classico splatter di Romero troviamo Hèctor Hernández Vicens, meglio conosciuto per l’horror The Corpse of Anna Fritz.
  • Christa Campbell che ha interpretato Mrs. Leitner nelò precedente remake Day of the Dead del 2008 è produttrice di questo secondo remake Day of the Dead: Bloodline (2018).
  • Il personaggio ormai divenuto iconico, lo zombie senziente “Bub”, viene reinterpretato da Johnathon Schaech e in questo reboot diventa “Max”. L’originale Bub era parte di un esperimento sugli zombie del Dr. Logan, il cui intento era addomesticare gli zombie togliendoli dalla cima della catena alimentare, forse anche con l’utopia di ridargli un posto nella società. Questo tentativo porterà al quarto film di George A. Romero, La Terra dei morti viventi e allo zombie evoluto “Big Daddy”.
  • L’attore Johnathon Schaech che interpreta “Max” è noto per ruoli nella commedia Music Graffiti di Tom Hanks e nel remake horror Quarantena e più di recente lo abbiamo visto nel thriller sci-fi Vice, nell’horror ad alta quota 7500 e nell’avventura epica Hercules – La leggenda ha inizio.
  • L’originale “Il giorno degli zombi” segna la conclusione della prima trilogia dei morti viventi di George A Romero, che include La notte dei morti viventi (1968) e Zombi (1978). In seguito il regista ha realizzato una seconda trilogia composta dai film: La terra dei morti viventi (2005), Le cronache dei morti viventi (2007) e Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti (2009).

 


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