Alberto Sordi: 15 film e curiosità per ricordare Albertone

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Il 24 febbraio 2003 l’Italia e il cinema davano l’ultimo saluto ad Alberto Sordi, uno dei più grandi e rappresentativi attori italiani nonché un “mostro sacro” della commedia all’italiana.

Stilare una classifica pescando da una filmografia di oltre 200 film non è stato semplice, ma nel farlo più che sui singoli film, ci siamo concentrati sui personaggi incarnati da Alberto Sordi che più sono rimasti impressi nell’immaginario. Maschere che hanno mostrato senza filtro vizi e virtù del “belpaese”, uno specchio di un “italianità” quasi mai edificante, capace di strappare risate ma anche di far riflettere sull’animo umano così profondamente imperfetto, spesso servile coi potenti e prepotente con gli indifesi, un richiamo al cinismo che alberga in ognuno e che spesso prende il sopravvento. Quello di Sordi era un dito puntato come monito piuttosto che un potenziale “cattivo esempio” come qualcuno ha cercato di far intendere riferendosi ai molti personaggi “negativi” interpretati dall’attore.

Alla mia età ho fatto il callo alla solitudine. Una solitudine, però, molto relativa, perché il lavoro riesce a riempire completamente la mia esistenza.

 

Dalla zelante ingenuità del vigile Otello Celetti alla servile frustrazione dell’aspirante vedovo Alberto Nardi; dal becero cinismo del medico della mutua Guido Tersilli all’entusiasmo contagioso ed esilarante dell’Americano a Roma Nando Mericoni. Alberto Sordi però come ogni grande attore comico aveva anche un registro drammatico sopraffino, in principio utilizzato a piccole dosi per regalare cinismo e sfumature nostalgiche alle sue caratterizzazioni, per poi ampliarne la portata emotiva per affrontare ruoli difficili e tormentati, come l’amorevole padre Giovanni Vivaldi di Un borghese piccolo piccolo distrutto da un tragico lutto che lo porterà su un oscuro percorso di vendetta o il disperante monito rappresentato dal Giuseppe Di Noi di Detenuto in attesa di giudizio, un uomo qualunque incastrato e letteralmennte stritolato negli ingranaggi di una burocrazia incapace di un qualunque barlume di umanità.

Aldo Fabrizi è stato grandissimo. Ma i soliti snob lo trascurano, lo confondono con le sue macchiette e le sue ricette di pastasciutte. Purtroppo, succederà a Fabrizi quello che è capitato a Totò: verrà beatificato solo dopo la morte. Lontana sia. Questo è un Paese dove i critici si commuovono solo sui marmi dei sarcofagi. [Sordi parla di Aldo Fabrizi]

 

Alberto Sordi debutta nel cinema come comparsa nel film Scipione l’Africano girato a Cinecittà nel 1937, e sempre lo stesso anno vince un concorso per diventare al voce italiana di Oliver Hardy della coppia “Stanlio e Ollio”. In veste di doppiatore Sordi ha prestato la voce a Anthony Quinn, Robert Mitchum, Franco Fabrizi e Marcello Mastroianni. Dopo esperienze nel teatro di rivista e alla radio, arriva per Sordi il primo ruolo da protagonista in Mamma mia, che impressione! del 1951 in cui Sordi porta sul grande schermo, supportato da Vittorio De Sica, uno dei suoi personaggi creati per la radio, l’Alberto dei “Compagnucci della parrocchietta”. Durante la sua lunga e prolifica carriera di attore Sordi troverà il tempo di passare dietro la macchina da presa dirigendo 18 pellicole tra cui Fumo di Londra (1966) e Amore mio aiutami (1969), Polvere di stelle (1973), Io so che tu sai che io so (1982) tutti interpretati al fianco di Monica Vitti. Oltre ad attore, regista e doppiatore, Sordi ha fatto televisione, inciso canzoni tra cui ” la famosa “E va’… E va’…”, vinto un Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale per Il diavolo (1964), e nel 1995 ha ricevuto un Leone d’oro alla carriera al Festival del Cinema Venezia. Le ultime interpretazioni di Sordi sono state Nestore, l’ultima corsa (1994), dove interpretò un vetturino non ancora rassegnato a portare il suo cavallo al macello e Incontri proibiti (1998) recitato al fianco di Valeria Marini.

 

 

1. Mamma mia, che impressione! di Roberto Savarese (1951)

 

Primo ruolo da protagonista assoluto di Alberto Sordi, siamo dalle parti della macchietta satirica e del tormentone radiofonico, ma la vis comica di Sordi si percepisce forte e caratterizzante.

  • Il soggetto del film è di Alberto Sordi che ha scritto anche la sceneggiatura con Cesare Zavattini.

 

2. Lo sceicco bianco di Federico Fellini (1952)

 

Nel personaggio del divo di fotoromanzi Fernando Rivoli, Sordi mostra i primi tratti di quel cinismo dissacrante che caratterizzerà molti dei personaggi interpretati negli anni ’60.

  • Nel film c’è un cameo di Giulietta Masina nei panni della prostituta Cabiria.
  • Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

 

3. I vitelloni di Federico Fellini (1953)

Il personaggio di Sordi che sbeffeggia alcuni operai al lavoro sulla strada con il suo “lavoratori!” con pernacchia cristallizza un altro tratto tipico della comicità “sordiana”, quello dell’infantile goliardia del “bullo” un po’ codardo, in questo caso immediatamente punita dalla sorte beffarda.

  • Il personaggio di Riccardo è interpretato da Riccardo Fellini, fratello del regista.
  • La voce di Fausto, interpretato da Franco Fabrizi, è doppiata da Nino Manfredi.
  • Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

 

4. Un americano a Roma di Steno (1954)

 

Un entusiasmo provinciale per un’America idealizzata sfocia in un’altra storica “macchietta” di Sordi, il Nando Mericoni alias “Santi Biron” che strappa risate, ma fa anche un po’ di tenerezza nel suo genuino entusiasmo e il suo inglese maccheronico.

  • Nel film fanno un’apparizione una giovanissima Ursula Andress e l’aiuto regista Lucio Fulci, quest’ultimo nella scena del party in casa di americani dove Nando commenta la sua pettinatura.
  • Il personaggio di Nando Mericoni viene ripreso da Sordi nel 1975 nel film a episodi Di che segno sei?.
  • Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

 

Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno…!. (Nando Mericoni)

 

5. Lo scapolo di Antonio Pietrangeli (1955)

Altro ritratto al negativo per Sordi con il Ragioniere Paolo Anselmi, uno scapolo arrogante, maschilista e tratteggiato con quella sottile, ma ben percettibile antipatia che Sordi risuciva a infondere in molti dei suoi personaggi più riusciti, con l’innata abilità di non minarne mai l’appeal.

    • Nel film recita anche Nino Manfredi, Rossana Podestà, Virna Lisi e Sanra Milo.
    • Sordi per il ruolo ha vinto un Nastro d’argento al migliore attore protagonista.

 

Dubito fortemente di poter essere matrimoniabile. (Rag. Paolo Anselmi)

 

6. Il conte Max di Giorgio Bianchi (1957)

 

Sordi in questo caso si cimenta con una caratterizzazione perticolarmente misurata ed efficace, costruendo con il suo Alberto Boccetti una sintonia perfetta con il partner Vittorio De Sica alais Max Orsini Varaldo, da cui “ruba” manierismi e fascino del nobile decaduto.

  • Il film è il remake de Il signor Max di Mario Camerini (1937), nel quale Vittorio De Sica interpretava lo stesso ruolo che Sordi ricopre in questo film. Nel 1991 Christian De Sica (figlio di Vittorio) dirigerà e interpreterà da protagonista un secondo rifacimento della pellicola.

 

7. Il moralista di Giorgio Bianchi (1959)

All’insegna del “predicare bene e razzolare male” Sordi si cala nei panni di Agostino, un burocrate censore moralista, personaggio al limite dell’assurdo comico, ma sempre maschera costruita sulla realtà di un’Italia conservatrice e dall’ambigua facciata “perbenista”.

  • Secondo alcuni storici del cinema, nello scegliere il nome del memorabile personaggio interpretato da Alberto Sordi, gli sceneggiatori si sarebbero polemicamente ispirati all’avvocato Agostino Greggi, autorevole e all’epoca giovane esponente della corrente cattolica più conservatrice della DC, il quale era diventato famoso per le sue accese campagne di moralizzazione dei costumi (ma che, a differenza del personaggio del film, era onesto). Secondo altri il riferimento era al giovane deputato Oscar Luigi Scalfaro, all’epoca noto per il caso detto “del prendisole”.

 

8. Il vedovo, regia di Dino Risi (1959)

Commedia nera con una coppia strepitosa, Sordi è Alberto Nardi, un servile “parassita” che arriva ad ordire un “fantozziano” complotto per eliminare la danarosa consorte, una ricca e antipatica imprenditrice interpretata da una magistrale Franca Valeri. Film deliziosamente cattivo, con interpretazioni efficaci e misurate, un gioiellino della commedia all’italiana ulteriormente nobilitato da un’azzardata e poco riuscita operazione remake (Aspirante vedovo) con Fabio de Luigi e Luciana Littizzetto.

  • Il soggetto del film è in parte ispirato al caso Fenaroli, anche noto come “Mistero di via Monaci”, in cui un imprenditore edile in difficoltà fu accusato di aver organizzato la morte della moglie per incassarne l’assicurazione sulla vita.

 

9. Il vigile di Luigi Zampa (1960)

 

Finito nelle mani della censura dell’epoca che tagliò due scene, poi reintegrate nella versione del 2004 restaurata Cineteca di Bologna, Il vigile inserisce nella galleria dei personaggi più popolari di Sordi, il solerte e all’apparenza irreprensibile Otello Celletti, che conquistato un posto fisso riceverà una dura lezione sul servilismo e sull’applicazione di “due pesi e due misure”.

  • La pellicola si ispirava ad un fatto di cronaca accaduto nel luglio del 1959 e che vedeva coinvolto il vigile Ignazio Melone che si era permesso di multare per un sorpasso vietato il questore di Roma Carmelo Marzano. Quest’ultimo si era alquanto risentito, prima indignandosi per non essere stato riconosciuto e quindi agevolato, poi sostenendo che il suo sorpasso, per come lo aveva saputo gestire, non aveva costituito un pericolo, a prescindere dall’esistenza del cartello segnaletico. Il mensile Quattroruote (fascicolo settembre 1959) fece un servizio con foto e didascalie per ricostruire l’episodio.

 

10. Il medico della mutua di Luigi Zampa (1968)

 

Forse il più moralmente ambiguo dei personaggi interpretati da Sordi, cinismo e ambizione allo stato puro, il Dott. Guido Tersilli tratta i pazienti con il piglio dell’amministratore delegato senza scrupoli, con tanto di spartizione dei mutuati. Il film fruirà di un sequel, Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue diretto da Luciano Salce.

  • Alberto Sordi ha anche collaborato alla stesura della sceneggiatura basata sull’omonimo romanzo di Giuseppe D’Agata.

 

11. Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy (1971)

 

Disperante ritratto di un uomo qualunque stritolato dagli ingranaggi della burocrazia, il Giuseppe Di Noi di Sordi perde il senno in un crescendo emotivo non facile da gestire a livello interpretativo, ma Sordi gioca con le sfumature e anche nelle scene più drammatiche risulta efficace per un film di denuncia che colpisce duro e senza remore.

  • Quello di Giuseppe Di Noi fu una delle poche interpretazioni drammatiche di Sordi, ruolo che gli valse l’Orso d’argento al Festival di Berlino.
  • L’ispirazione arriva dal libro “Operazione Montecristo” scritto in carcere da Lelio Luttazzi e dall’inchiesta televisiva “Verso il carcere”, realizzata da Emilio Sanna.
  • Il film propone anche Lino Banfi in un inconsueto ruolo drammatico, è un direttore di carcere ispirato al vero direttore del carcere di Procida in carica all’apoca.

 

12. Lo scopone scientifico di Luigi Comencini (1972)

 

Luigi Comencini confeziona una commedia nerissima che ammicca al neorealismo in cui infonde una “cattiveria” di stampo monicelliano. in scena la lotta di classe tra ricchi e poveri giocata ad un tavolo di scopone scientifico, dove il ricco è pronto ad affermare la superiorità del denaro sulla morale. Sordi e la Mangano assolutamente meravigliosi, anche qui un Sordi particolarmente misurato, con il suo Agostino ritrae un altro personaggio impresso a fuoco nell’immaginario cinematografico.

  • Per il ruolo in questo film Sordi ha vinto un David di Donatello come Miglior attore protagonista.
  • Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

 

13. Polvere di stelle di Alberto Sordi (1973)

 

Mimmo Adami è un ritratto venato di nostalgia dell’artista spiantato in tempo di guerra, si riforma una coppia storica con Monica vitti, l’alchimia è intonsa e Sordi, qui anche regista, è un’istrione che incarna l’italica “arte di arrangiarsi”.

  • Nel film ci sono camei di alcuni famosi attori di rivista come Carlo Dapporto e Wanda Osiris, che interpretano sé stessi mentre in un piccolo ruolo non accreditato c’è anche un giovane Alvaro Vitali.
  • Monica Vitti per il ruolo in questo film vinse un David di Donatello come migliore attrice protagonista.

 

14. Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli (1977)

 

Considerato una sorta di “pietra tombale” per la commedia all’italiana nonché specchio dei tumutuosi mutamenti sociali degli anni ’70, Un borghese piccolo piccolo di Monicelli non lascia scampo dal punto di vista emotivo. La discesa negli anfratti oscuri della vendetta intrapresa dall’anziano padre Giovanni Vivaldi è magistralmente caratterizzata da un Sordi misurato ed efficace, alle prese con un ruolo drammatico a tutto tondo che l’attore affronta con il piglio della resa disperante di fronte a qualcosa che può apparire contronatura: un genitore che seppelisce un figlio.

  • La sceneggiatura è basata sul romanzo omonimo di Vincenzo Cerami.
  • Per il ruolo in questo film Sordi vinse un David di Donatello e un Nastro d’argento come miglior attore protagonista.
  • Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.

 

15. Il marchese del Grillo di Mario Monicelli (1981)

Sfacciato, irriverente, a tratti sardonico, il Marchese Onofrio del Grillo di Alberto Sordi è pura romanità concentrata, una maschera popolare d’altri tempi che solo il piglio satirico di Monicelli e la bravura di un inarrivabile Sordi potevano rendere ancora tanto attuale.

  • La celebre frase che il marchese rivolge ad un gruppo di popolani («Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo!») è ripresa dal sonetto “Li soprani der Monno vecchio” di Giuseppe Gioacchino Belli, che comincia così: «C’era una vorta un Re cche ddar palazzo / mannò ffora a li popoli st’editto: / “Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo”».

Quanno se scherza, bisogna èsse’ seri! (Marchese del Grillo)

 

 

 


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